Eugenio Tibaldi, Una bandiera per Latronico, 2010-2011
 
 
L’artista Eugenio Tibaldi ha interpretato l’essenza del luogo e ha proposto un lavoro sull’identità e la necessità di avere un simbolo. Una bandiera per Latronico è un progetto di arte partecipata che si è sviluppato nell’arco di due anni con diversi sopralluoghi e incontri.
Progettare e disegnare una bandiera insieme significava trovare un simbolo che rappresentasse veramente la popolazione e che potesse decretare un punto di partenza per un nuovo modo di vedere il rapporto con il territorio lucano.

L’artista ha inviato un questionario in cui ha chiesto una descrizione fisica ed emotiva del paese: un’immagine, un oggetto, uno stato d’animo, una definizione, un colore, la cosa più bella e quella più brutta, la caratteristica più importante, il luogo dove esporre la bandiera.

Con le informazioni raccolte ha progettato cinque bozzetti, esposti nella sede dell’Associazione, invitando tutti i cittadini di Latronico e delle frazioni limitrofe a votare, mediante apposite schede, la bandiera preferita e il luogo in cui installarla. I progetti delle singole bandiere raffiguravano: la planimetria del paese, alcuni simboli riferiti alla tradizione locale o a parole suggestive e emozionali come passato e futuro.

La bandiera che ha ottenuto maggiori consensi è caratterizzata dai tre elementi naturali fondamentali del territorio: il monte Alpi, con le tre cime Santa Croce, Punta del Corvo e Pizzo Falcone, l’acqua della sorgente termale, il verde dei boschi, il bastone pastorale di Sant’Egidio, patrono del paese. Ne sono state realizzate tre copie: una è stata consegnata al Comune che l’ha adottata ufficialmente, con una delibera del 29 aprile 2011; l’altra è stata installata nella parte più alta del paese, in Largo Eleonora Pimentel; l’ultima è custodita presso la sede dell’Associazione, come documentazione. Il progetto ha offerto la possibilità di percepire in modo diverso il senso di comunità e il diritto di sceglierne un simbolo rappresentativo.

La bandiera è diventata così custode di valori simbolici e contemporaneamente elemento finale del percorso creativo, testimone della reale possibilità dell’arte di incidere nella società.

Eugenio Tibaldi lavora a progetti che hanno un respiro temporale lungo, sceglie di soggiornare nei luoghi in cui interviene per dare vita a spazi di relazione e di comunicazione che offrono nuove aperture estetiche, coinvolgendo un pubblico sempre più composito, non vincolato alle convenzioni di un univoco e oggi remoto “codice” dell’arte.