Fuori luogo, A Cielo Aperto 2018

Fuori luogo

ALAgroup
Simona Da Pozzo
Antonio Della Guardia
Emilio Fantin
Serena Fineschi
Radical Intention
Laure Keyrouz
Francesca Marconi
Elena Mazzi
Patrizio Raso
Michael Rotondi
Raffaella Spagna - Andrea Caretto
Museo Wunderkammer 

Inaugurazione 21 agosto 2018 ore 22.00
Spazio espositivo Associazione Culturale Vincenzo De Luca
vico Settembrini 2, Latronico
La mostra sarà visibile fino al 6 gennaio 2019 su appuntamento

L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca, nell’ambito di A Cielo Aperto a cura di Bianco-Valente e Pasquale Campanella, presenta i progetti di 13 bandiere che saranno esposti nello spazio dell’Associazione a Latronico. Le bandiere saranno installate alla fine di settembre sui balconi di abitazioni private in piazza Magione a Palermo. Questo intervento è realizzato per Border Crossing, evento collaterale di  MANIFESTA 12 - Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza e rientra nelle iniziative di Palermo Capitale della Cultura Italiana 2018.
Gli artisti invitati sono: ALAgroup, Simona Da Pozzo, Antonio Della Guardia, Emilio Fantin, Serena Fineschi, Radical Intention, Laure Keyrouz, Francesca Marconi, Elena Mazzi, Patrizio Raso, Michael Rotondi, Raffaella Spagna - Andrea Caretto, Museo Wunderkammer.



Fuori luogo è un progetto sulla migrazione economica che coinvolge il Sud Italia e in modo più ampio i flussi migratori in Europa e oltre. In questa dinamica, la capacità dei territori in crescita di accogliere e integrare chi è alla ricerca di opportunità e diritti resta ancora un argomento accademico più che politico. Valigie e ricordi sono la trama di un intricato rapporto tra chi resta e chi va, tra la speranza di farcela e il desiderio di ritornare.
All’interno di questa tematica la bandiera si pone l’obiettivo di rappresentare questo doppio connotato simbolico che contrappone la valorizzazione del patrimonio locale dei territori e lo sradicamento dei suoi abitanti.
La riflessione del sociologo e filosofo Abdelmalek Sayad sulla migrazione, si incentra sul concetto di una “doppia assenza”, di un “fuori luogo” dove il migrante vive questo paradosso: la mancanza del proprio luogo di origine e contemporaneamente l’assenza nelle cosiddette “società di accoglienza” nelle quali è incorporato ed escluso al tempo stesso.
Difatti, l’artista Simona Da Pozzo indaga la migrazione come condizione identitaria sovranazionale e plurale, con l’opera Hermes. La raffigurazione di un dettaglio di una vecchia banconota di 500 lire modificata, con la testa alata del dio Mercurio, ci riporta ai flussi economici e umani in cui l'individuo, attraverso la migrazione, attua un processo trasformativo su di sé e sul mondo. Una trasformazione che riafferma un’identità plurale, non più riconducibile a un’unica dimensione di appartenenza. Il migrare è un atto di cambiamento che amplifica la capacità di divenire ubiqui, un’ubiquità che per Radical Intention è una rosa dei venti che collassa su se stessa per dar vita a una forma che richiama un diagramma ad albero. Da uno strumento per orientarsi si passa a una struttura di separazione, di allontanamento dal nucleo centrale, per svilupparsi nello spazio: un esodo che avviene rivoluzionando i punti cardinali senza una rotta prestabilita. Anche Le bandiere che migrano, di Patrizio Raso, non hanno una meta stabilita e migrano controvento. Frammenti di memorie e desideri, provenienze e destinazioni. La terra del migrante è un paesaggio plurale e continuo, un movimento tra qui e altrove: andare, restare, tornare.

 
Simona Da Pozzo, 2018
 
Patrizio Raso, Le bandiere emigrano, 2018
 
Antonio Della Guardia, 2018
 
Laure Keyrouz, 2018
 
Antonio Della Guardia lavora, invece, sui nessi di appartenenza a un luogo, attraverso il simbolo di una colonna dell’epoca della Magna Grecia. Elemento portante di stabilità e di sviluppo verso l’alto, la colonna disegnata sull’indice della mano, diventa un atto di volontà nel restare nel luogo di origine e continuare a edificare una speranza di futuro. Laure Keyrouz, artista libanese, lavora da più di tre anni sulle problematiche della migrazione e con il progetto holy lands ha posto l’attenzione sul riconoscimento delle terre sacre da cui proveniamo, al di là di ogni divisione geografica. Serena Fineschi, nel Paradigma della competizione e del dubbio, omaggia l'opera grafica di Pieter Bruegel il Vecchio, lavorando sulla metafora dei pesci grandi che mangiano quelli piccoli. Quest'opera propone e mette in discussione il modello della competizione, elemento che scatena il senso di superiorità e di conseguenza quello di sudditanza.
Gli artisti Giusi Campisi e Luca Bertoldi di Museo Wunderkammer partono dalla riflessione di Roberto Esposito, studioso di filosofia politica, che afferma: “Le nostre città sono meglio delle nostre Nazioni”. Nella misura in cui lo spazio e il tessuto sociale eterogeneo della città è un luogo possibile per la crescita di un reale multiculturalismo, l’incontro e la diversità possono farla finita con il luogo identitario come unico paradigma di un “senso”. L’immagine della bandiera riconduce alla città e a un passaggio pedonale, su cui alcune persone si stanno muovendo in direzioni opposte, metafora anche questa, dei flussi migratori che non sono mai unidirezionali.
Le traiettorie, gli spostamenti, la geografia, i luoghi e le mappe sono divenuti elementi visivi della migrazione economica e della riflessione identitaria e di incontro tra culture diverse. In tal senso, Francesca Marconi, in Cartografia dell’orizzonte ha ridisegnato la mappa del Mediterraneo trasformandola in un’unica e nuova isola geografica sotto la quale ha posto la dicitura Insula nostra in mari libero, la nostra isola nel mare libero.Immaginare nuove rappresentazioni collettive del paesaggio umano e geografico, ridefinendo e sovvertendo così anche i suoi principi di identità.
 
Serena Fineschi, Paradigma della competizione e del dubbio, 2018
 
Elena Mazzi, En route to the South, 2018
 
ALAgroup, 2018
 
Raffaella Spagna - Andrea Caretto, si interrogano sull’immagine della Pangea, l’antico e unico continente prima della deriva, teorizzata da Alfred Wegener. Gli artisti ci fanno riflettere sulla possibilità di vivere in un unico suolo da calpestare senza cancellare le differenze. La mappatura acquista per Elena Mazzi, in collaborazione con Rosario Sorbello, una specifica riflessione tra apicoltura nomade e migrazione in area mediterranea. I luoghi rappresentati nella mappa evidenziano una rapida trasformazione dell’economia interna per conto della nuova forza lavoro migrante. ALAgroup ci parla delle migrazioni durante e dopo la Grande Guerra; nell’Archivio Storico di Formia ha visionato i registri e i diari di classe della scuola elementare del borgo di Maranola. Attraverso queste memorie è stato possibile costruire la vita scolastica e sociale di un piccolo paese del Lazio, segnata da ondate migratorie verso gli Stati Uniti. Il testo tratto dal registro diventa l’intera mappa d’Italia, proprio a evidenziare che il fenomeno migratorio ha caratterizzato tutta la penisola. Anche Emilio Fantin costruisce la sua immagine utilizzando gli abiti che accompagnano e hanno accompagnato i migranti attuali e del passato. Gli indumenti sono la testimonianza dei flussi di persone in cerca di lavoro da cui emerge la loro biografia e il ceto sociale. Infine, Michael Rotondi, partendo dalla migrazione della sua famiglia, realizza il lavoro autobiografico Batalimì, simbolo della sua città immaginaria che nasce dall'unione dei quattro luoghi toccati dall’artista nel migrare dal Sud al Nord.
 
Emilio Fantin, 2018
 
Michael Rotondi, BATALAMI, 2018

 

 

Associazione Culturale Vincenzo De Luca
L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca si costituisce nel 2005 a Latronico, in Basilicata. Ha promosso, autofinanziandosi, il progetto A Cielo Aperto, un’occasione per fare il punto sul senso e sui possibili sviluppi dell’arte in relazione a un contesto locale e alle sue specificità. La progettualità praticata nei laboratori è stata un elemento fondamentale per il dialogo e il coinvolgimento dei cittadini. La politica culturale messa in atto si inserisce nel dibattito in corso sull’arte contemporanea, per lo sviluppo di un localismo consapevole, da cui far emergere storia, forme materiali e simboliche che accrescano il valore di spazio e luogo pubblico.