Stefano Boccalini, Una parola su Latronico, 2011
 
 
Una parola su Latronico è un progetto realizzato da Stefano Boccalini nell’arco di un anno.
L’artista ha chiesto agli abitanti del paese di scegliere una parola che in qualche modo riuscisse a esprimere il legame che esiste tra loro e il paese natio, parole legate alla loro storia personale, a quella delle loro famiglie e alle vicende che hanno contribuito a costruire la storia del territorio.

Il tramite tra i cittadini e l’artista è stata una cartolina panoramica di Latronico, foto scattata durante un sopralluogo e consegnata a gran parte degli abitanti del paese: dagli studenti del Liceo Scientifico De Sarlo, ai frequentatori del bar Alpe e di altri esercizi, ma anche a persone incontrate in piazza, contattate nelle loro abitazioni, agli stessi soci e amici dell’Associazione.

L’artista attraverso la parola ha cercato di far emergere l’identità del territorio e ha voluto costruire un vocabolario emotivo che mettesse in evidenza l’anima del luogo e di chi lo abita.

Oltre trecentocinquanta persone hanno partecipato al progetto, tutte le cartoline pervenute hanno fatto parte di un’installazione presentata presso lo spazio dell’Associazione e alcune parole scelte dall’artista: friddu, lentezza, ospitale, ritorno, vuccularu, zift, i carrar’, quiescente, sono state intagliate nel ferro e sono diventate parte integrante del paesaggio dell’antico borgo. La disseminazione negli stretti vicoli delle parole ha, come un tempo, creato un rapporto di significati simbolici, ha visto le case risuonare di contenuti che sono l’evidenza della cultura magica e contadina del Sud Italia, l’apertura all’esterno di un modo interno. La gente di Latronico a Capadavutu, la parte alta e antica del paese, viveva a stretto contatto e la vita scorreva all’esterno nei vicoli come un normale prolungamento degli spazi interni.

La parola è per natura un oggetto soltanto nominale e il linguaggio della scrittura da cui è inseparabile le dà un’esistenza che si radica nella vita di ogni individuo. Attraverso questo gesto minimo e ripetitivo e a volte scontato della scrittura di un’unica parola, significativa e caratterizzante per la persona, si evincono sia forme di forte radicamento e appartenenza sia di esclusione o isolamento dalla comunità. È per questo che il progetto di Boccalini assume una forza di comunicazione non fittizia, semplicemente estetica, ma s’insinua tra gli interstizi del vissuto della gente, portando a galla uno spazio reale e significativo.