Virginia Zanetti, Gli occhi del mondo, 2013
 
 
L’opera permanente Gli occhi del mondo prende forma dalle sensazioni suscitate dal paesaggio e dalla forza del cielo che sovrasta il centro abitato di Latronico. Virginia Zanetti afferma che quando la bellezza della natura s’impone in tal modo, l’arte non può che dialogare con essa per amplificarne lo splendore.

L’artista utilizza lo specchio come metafora per le sue caratteristiche duali, l’immagine riflessa della natura diventa mezzo d’evocazione di universi alternativi mentre l’essere umano, il visitatore che vi si accosta, rende possibile il collegamento tra la terra e il cielo. L’artista ha scelto dodici punti geografici tra le vie del paese dove incastonare specchi circolari di dimensioni multiple fra loro, luoghi speciali a cui affidare speranze e desideri in relazione a storie ascoltate a Latronico o comunicate e suscitate dal luogo.
Gli specchi circolari hanno creato una mappa che relaziona tra loro luoghi diversi attraverso connessioni invisibili, svelando energie passate, presenti e potenziali.

L’idea di un lavoro terreno che avesse la potenza del cielo emerge in modo particolare negli specchi installati davanti alla chiesa di San Vito, all’incrocio della Renara con la strada statale, sulla scalinata di via Monte Grappa; tutti gli specchi formano una linea ondulata con diverse ampiezze che da piazza Unità d’Italia si dirige verso la parte alta del paese per poi ridiscendere fino alla sorgente delle terme di Calda.

Virginia Zanetti ha percepito la dualità presente tra il borgo antico del paese e la parte in basso ai piedi del monte Alpi e con il suo intervento artistico ha voluto armonizzare i luoghi e la vita delle persone. Gli abitanti sono stati invitati a scrivere un ricordo, una storia personale o immaginaria legata ai luoghi dove l’artista ha collocato gli specchi: punti di energia che inducono a fermarsi e a pensare alla propria storia emozionale.

Questi testi sono stati scritti sulla mappa distribuita ai visitatori e raccolti in una mostra allestita nello Spazio Cantisani. Virginia ha chiesto di annotare tutto ciò sulle mappe e di attribuire a uno o più cerchi specchianti un nome: il proprio o quello di una persona cara, delineando così un proprio percorso che si è intrecciato con quello degli altri per creare una particolare cartografia energetica. Bisogna avere un punto di vista dall’alto, per visualizzare l’insieme delle mappe personali. È questa l’operazione mentale a cui ci spinge l’artista.